Home Chi siamo Incontri Famiglie Insieme Documenti Preghiere eventi in diocesi

INCONTRI

INCONTRO NELLE PICCOLE COMUNITA' 

 

 

bullet

incontri -foglio 12_2012

bullet

ciao amico

bulletritiri comunitari - catechesi don Mimmo 19-06-2011
bulletWeekend spirituale a Jaddico
bulletWeekend spiriutale a Santeramo in Colle
bullet

adorazione

bullet

Speciale vita 2009

 

 

 

Santa Maria di Leuca

Weekend spirituale 29-31 luglio-1° agosto 2011

Quest’anno la Comunità ha organizzato dal 29 luglio al 31 agosto un weekend di spiritualità familiare presso la Casa per Ferie Maristella, adiacente all’omonimo Santuario presso Santa Maria di Leuca, il cui tema è stato ‘I COLORI DELL’AMORE’. Quando Marilena e Raffaele (i responsabili della Comunità) ci hanno invitato, mio marito ed io abbiamo subito accettato, poiché riteniamo che le ferie devono servire a ritemprarci non solo fisicamente, ma anche spiritualmente ed abbiamo coinvolto anche  i nostri due figli, studenti universitari. Il ritiro ha superato di molto le nostre aspettative. Innanzitutto appena arrivati  siamo rimasti incantati dalla bellezza del luogo, in quanto il Santuario si trova su di un’altura, proprio nel punto di separazione tra il mar Ionio ed il mar Adriatico, per cui il panorama è stupendo. Poi l’organizzazione delle giornate che prevedevano recita delle lodi, ascolto della Parola con commento e presentazione della pista di riflessione tratta dal libro I COLORI DELL’AMORE. Il matrimonio e la bellezza di Dio di Mons. Bruno Forte, riflessione all’aperto nello splendido mare del Salento, il pranzo, i vespri e la messa in comune delle riflessioni ed infine la cena, consentiva ampia libertà individuale. Dopo cena siamo andati a passeggio in paese ma talvolta è stato  anche piacevole rimanere in preghiera nel silenzio del Santuario, aperto fino a tardi o rimanere nel cortile a chiacchierare e a godersi il fresco venticello notturno. Molto interessante anche la visita del punto di ristoro dei pellegrini in viaggio verso il Santuario, risalente al  XVII  secolo costituito da un complesso con  la chiesetta  di S. Maria di Leuca del Belvedere, nota anche tra le popolazioni del luogo con il nome di Leuca Piccola. I primi due colori, il rosso ed il giallo hanno fatto scaturire molte riflessioni perché il rosso è stato visto come il colore dell’amore e della passione, ma anche del sangue e della sofferenza che inevitabilmente la vita di coppia comporta ed il giallo come il colore che illumina e vivifica la coppia, cioè la preghiera che dà un senso anche al dolore e la comunità che sostiene il cammino a due… Altro momento molto sentito è stata la condivisione della riflessione sul rosa, il colore della tenerezza, che riesce a sanare tante ferite e sull’azzurro, il colore della fedeltà. Abbiamo notato che questi due colori sono complementari, nel senso che se la tenerezza è carente nel rapporto di coppia, perché si viene presi dal ritmo vorticoso della vita e si dà per scontato il partner,  spesso questa si ricerca all’esterno della coppia, con rischi di infedeltà.  La cosa bella è stata la presenza di coppie di tutte le età, dalla più giovane, con meno di un anno di matrimonio, alle più anziane, costituite ormai da nonni e la sofferenza o la gioia vissuta, venuta fuori dai vari interventi ha messo in evidenza come il bisogno di amare e di essere amati è proprio di tutte le età della vita. E’ stato bello ascoltare sia le coppie che hanno messo in luce gli aspetti positivi della relazione, ma anche quelle che nonostante stiano attraversando o abbiano attraversato momenti di difficoltà lottano per preservare il bene della coppia. Anche per i nostri figli è stata un’esperienza molto positiva sia perché hanno socializzato con altri ragazzi della loro età, figli di altre coppie, e sia perché pur non avendo partecipato a tutti i momenti comuni hanno condiviso con noi le riflessioni quotidiane, vivendo momenti intensi di unità familiare.

 

 

Santeramo in Colle

Weekend spirituale 23-25 luglio 2010

Buoni come il pane

Alncune riflessioni… di coppia

La nuzialità si configura come FRONTALITA’

Essere di fronte all’altro vuol dire osservare l’altro sia per prendere coscienza dei suoi stati d’animo e sia per accorgersi della sua diversità. Tale diversità va intesa però come complementarietà ossia come un valore aggiunto e non come ostacolo all’unione della coppia. Ad esempio i figli hanno bisogno a volte di dolcezza, a volte di fermezza o di rigore , altre volte di incoraggiamento ed una persona sola non può essere completa e possedere tutte le qualità. Anche nella coppia la diversità può costituire un arricchimento sia perché ciò consente di avere una visione più completa di un avvenimento ( che viene osservato da angolazioni diverse) e sia perchè nell’affrontare le situazioni difficili può essere utile la diversità di approccio, se uno dei due è più tollerante o ottimista o più concreto.                                                            

La nuzialità si configura come DEDIZIONE

 La dedizione all’altro è anche tener conto dei bisogni, dei sentimenti, dei tempi dell’altro senza voler imporre il proprio punto di vista a tutti i costi, soprattutto quando si è convinti di aver ragione. Dedizione è , dopo aver ascoltato l’altro, accorgersi delle sue ferite e consolarlo senza sottovalutare le sue eventuali difficoltà o delusioni.

La nuzialità si configura come CONVERGENZA NELL’UNITA’ TOTALE DI AMORE

Per diventare un corpo solo e superare le difficoltà dovute alla nostra natura umana è fondamentale la preghiera, l’Eucarestia, l’affidarsi insieme al Signore così che l’acqua più la farina formino il pane . Solo in tal modo la coppia può diventare cibo anche per gli altri.

 

 

 

Santa Maria Madre della Chiesa in contrada Jaddico (Br)

Weekend spirituale 24-26 luglio 2009

BREVE STORIA DEL SANTUARIO

Pochi chilometri prima di Brindisi, il cartello stradale avvisa: Santuario di S. Maria Madre della Chiesa. E’ Jaddico, una bella contrada di campagna alle porte della città, che si estende fra boschetti di macchia mediterranea e filari di vigna.
Qui a partire dagli anni ‘60, sopra i ruderi abbandonati di un’antica chiesa appartenuta all’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (da Brindisi le navi crociate partivano per la Terrasanta) è sorto il santuario dedicato alla Vergine Maria, Madre della Chiesa.
Qui, la notte del 27 maggio del 1963, l’antico affresco miracolosamente conservatosi sulla parete del rudere e raffigurante la Madonna col Bambino in braccio, si illuminò per l’ultima volta di luce soprannaturale, mentre un dolce profumo misterioso si liberava nell’aria primaverile. Alcuni testimoni di quell’episodio sono ancora vivi, e oggi raccontano la loro straordinaria esperienza nel numero di aprile di Ventisette, il foglio di informazione del santuario, redatto dai Padri Carmelitani Scalzi custodi del santuario.
Tutto aveva avuto inizio nel 1962, con alcuni sogni di Teodoro D’Amici, un vigile urbano di Brindisi non particolarmente praticante e non particolarmente ben visto in città per l’eccessivo zelo con cui espletava il proprio servizio.
Teodoro D’Amici sognava spesso la Madonna che lo invitava a recarsi a Jaddico, presso i resti dell’antica chiesa diroccata già appartenuta ai crociati. Dopo un po’ di esitazione il vigile aderì a quello strano invito, e per la prima volta andò sul luogo indicato il 14 agosto 1962, vigilia dell’Assunta. Portava con se fiori e ceri. Vi tornò ancora e poi ancora con parenti e amici, tanto che in breve si creò un gruppetto di assidui frequentatori che la sera si ritrovava a Jaddico per pregare. Il gruppo si allargò grazie anche alla manifestazione di certi fenomeni inspiegabili, come l’intensa luce che di notte promanava dall’affresco della Madonna.
L’evento più clamoroso avvenne dunque il 27 maggio 1963, alle undici e mezzo di sera, quando tutta la zona, dopo un silenzio irreale, fu inondata di una luce intensissima che dalla chiesa, appena edificata, si alzava verso il cielo.
Ancora oggi il viaggiatore che si ferma a pregare a Jaddico è colpito dal particolare silenzio che si respira nel santuario, mentre il libro dei pellegrini posto all’ingresso raccoglie ad ogni ora del giorno e della notte le invocazioni alla Vergine e i ringraziamenti per le tante grazie ricevute, piccole o grandi che esse siano.
Teodoro D’Amici è morto tredici anni fa, il 15 luglio 1993, vigilia della festa della Madonna del Carmine.

Preghiera alla Madonna di Jaddico
O Vergine Immacolata, Regina dell’universo, Madre della Chiesa e madre mia amorosissima, Luce dell’anima mia e della mia mente, non permettere che io, indegno figlio tuo, mi allontani, per un solo istante, da Te.
Senza la tua luce mi perderei e diverrei servo del peccato ed invece non desidero che essere servo Tuo.
Accompagnami, illuminato dalla tua Luce e inebriato dal Tuo profumo, per i tortuosi sentieri di questa vita!
Coprimi negli assalti dell’inferno con il Tuo manto, e rendimi invisibile a satana!
Disponi a Tuo piacere della mia vita e non cessare di proteggermi e di benedirmi, sicchè, quando al Tuo divin Figlio piacerà di chiamarmi per la grande sentenza, io possa presentarmi a Lui sicuro della salvezza eterna.
O Maria, Madre della Chiesa, prega per noi che ricorriamo a Te!

 

Comunità Mariana Oasi della Pace
Santuario della Consolazione
71026 Deliceto (Foggia)
tel. 0881.963464

ritiro comunitario 29 giugno 2008

inizio pagina

 

Foglio invito

Foglio 12_2012

 

 

Catechesi comunitaria

Carissimi,

continuiamo con l’ultimo incontro di catechesi comunitaria dell’anno pastorale, prima del ritiro spirituale del 24 giugno, riflettendo sui capitoli 3 e 4 della lettera ai Colossesi di san Paolo apostolo. La vita nuova in Cristo non è una filosofia ma un modo esperienziale che concretizza nella quotidianità la nostra realtà di battezzati, in un dinamismo d'amore e con una continua lotta, per passare dall’«uomo vecchio» alla pienezza della realtà dell’«uomo nuovo». Solo con la perseveranza, con una ascesi graduale e fedele al Vangelo ci si può riuscire. Il continuo meditare la Parola sgretola la pigrizia, svigorisce la ribellione del peccato e soprattutto mortifica la "menzogna" prima causa che indebolisce la fedeltà del rapporto verso Dio e verso i fratelli e le sorelle nascondendo la verità che ci rende liberi per farci cadere con la seduzione del maligno nella voragine della perdizione! Non mentire, gli uni gli altri, ci esorta l’Apostolo, non solo con le parole ma anche con gli atteggiamenti insinceri e falsi. Chiediamo a noi stessi se camminiamo realmente nella verità, possiamo verificarlo subito guardando il nostro vissuto familiare e coniugale. Se siamo tutto protesi alla ricerca della sola sicurezza, del potere – anche nella nostra casa- anziché di Dio dimentichiamo che noi cristiani siamo come neonati che portiamo già nella nostra vita come un "seme" la vita di Dio che deve essere accresciuta in pienezza: questo si realizza quando decidiamo con l’aiuto di Dio di "rivestirci dell’uomo nuovo". Per raggiungere questo scopo bisogna impegnarsi a ricercare la "piena conoscenza" che sola dà senso alla vita: il progetto che Dio ha sulla mia esistenza coniugale e familiare, donando noi stessi a Cristo affinché manifesti in noi il suo amore. La propensione della madre verso il proprio figlio ci educa all’amore generoso, l’amore dello sposo verso la sua sposa ci educa alla fedeltà, il rispetto del fratello ci educa alla giustizia ed al perdono. Se ogni cosa è fatta nel Signore, andare d’accordo, realizza una convivenza fraterna che ci fa partecipi dall’amicizia divina rendendoci sempre più un "solo corpo".

Quale posto occupano nella nostra vita coniugale e familiare la "Parola di Dio" e la "Preghiera"? L’Apostolo ci raccomanda di agire sempre nel Signore qualunque cosa facciamo, lo hai sperimentato qualche volta, quale beneficio hai ricevuto? Come ci difendiamo dalla seduzione della "menzogna"? Come possiamo educarci a"parlare… con grazia, condito di sapienza, per sapere come rispondere a ciascuno" specialmente con il proprio coniuge quando si presentano dei momenti di crisi?

Lettura Colossesi cap. 3-4. Salmo 128 «Beato l’uomo che teme il Signore.

L’incontro si terrà presso la Chiesa dei Santi Guglielmo e Pellegrino giovedì 14 giugno alle roe 20.00.

P.S.: Seguiranno gli incontri delle piccole comunità parrocchiali secondo il proprio calendario

E’ previsto il servizio baby sitter

 

Incontro comunitario

 

Catechesi di don Mimmo

 

Ritiro di quaresima 11 marzo 2012  "Le opere di Misericordia in famiglia"

apri

 

Ritiro 19 giugno 2011" La famiglia educa alla vita buona del Vangelo"

apri

Ritiro 28 febbraio 2010 "LACERATEVI IL CUORE E NON LE VESTI"      (Gl 2,13) 

apri

 

Ritiro di dicembre 2009 

RECIPROCITA' TRA MATRIMONIO E

VERGINITA'-CELIBATO  apri

Ritiro di giugno 2009

(don Mimmo con il presidente della Comunità)

EUCARISTIA E MATRIMONIO - Unico mistero nuziale apri

 

inizio pagina

Ciao Amico

15 maggio 2008, ore 6,30 , una data che sarà difficile dimenticare. Don Ricciotti il nostro padre, fratello e amico corre verso l’abbraccio di quel Dio che ha tanto amato..

Grazie Signore per il dono immenso che attraverso di lui hai fatto alla tua chiesa, grazie per averlo donato come assistente alla comunità.

Signore colui che ci ha condotti a te, che ci ha aiutati nei momenti difficili, incoraggiati quando il cammino era troppo faticoso, che ci ha indicato le vette più alte della spiritualità familiare .. adesso è presso di te . Quanto fa male questa separazione…il cuore è pieno di speranza, ma l’umanità che è in noi trema. L’affetto per colui che per tanti anni ci ha guidati esplode in mille lacrime a stento contenute. Signore che le nostre lacrime e quelle di tutti i presenti possano trasformarsi in preghiera e in desiderio di fedeltà al cammino che lui ci ha indicato. Concedi ai legami dello spirito di essere così forti da valicare spazio e tempo

Fa che portiamo nel cuore tutti i suoi insegnamenti affinché possiamo continuare ad essere luce per coloro che incontreremo.

Caro don adesso non dovremo più chiederti un appuntamento, di venire ad un incontro perché sarai sempre con noi.

Pochi giorni fa siamo venuti a salutarti, ci hai guardati con tenerezza infinita,ci hai dato saluti per tutti , ci hai benedetti eravamo già sulla soglia quando ci hai detto: "mi raccomando fate i bravi". Caro don non possiamo garantirlo, ma ti assicuro, che col sostegno della tua preghiera ci proveremo.

Sempre con affetto

Raffaele, Marilena, i fratelli tutti di comunità famiglia piccola chiesa

inizio pagina

 

ADORAZIONE EUCARISTICA

Centro Eucaristico San Domenico

FOGGIA

Adorazione Eucaristica

 mercoledì - 7 aprile  - ore 20.00.

Cristo, Pasqua e vita del creato

 

MESE DI APRILE

Cristo, Pasqua e vita del creato

«Dove sono due o più riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro», dice il Signore.

ACCOGLIENZA

M. La primavera è in atto; l'amore ha premiato il dolore; l'umiliazione si è trasformata in canto di gioia. «È cosa veramente giusta rendere grazie a te, Padre, perché creatore del mondo e fonte della vita». Cristo, agnello immolato, apre l'era nuova:

la terra è riconciliata ed è salva in speranza. Con la Pasqua il vecchio fa posto al nuovo, la morte alla vita. E tempo di cantare un canto nuovo.

Accogliamoci gli uni gli altri e disponiamoci a comprendere il significato profondo dell'adorazione del Santissimo esposto.

(Leggere lentamente alcuni passi di «Adorare è...»' pag. 7).

Invitatorio

Rit. Venite con gioia dinanzi al Signore, alleluia.

Canti di grazie con gioia eleviamo al Padre nostro che degni ci rese di prendere parte alla sorte dei santi, per sempre liberi nella sua luce. - Rir.

Di queste tenebre ha infranto il potere, ci ha trasferiti nel regno del Figlio: in lui, l'Amato, abbiamo salvezza, la remissione di tutti i peccati. - Rit.

Del Dio invisibile egli è l'immagine, il primogenito avanti il creato, perché ogni cosa è plasmata per lui, qui sulla terra e lassù nei suoi cieli. - Rit.

Egli è dapprima di tutto il creato, tutte le cose sussistono in lui: egli, che è l'unico eterno principio, è pure il capo del corpo, la Chiesa. - Rit.

Il primo nato di tutti coloro che sorgeranno dal regno dei morti, per condividere insieme con lui

il suo primato che tiene nel mondo. - Rit.

Gloria a Dio Padre che opera sempre, al Figlio gloria, Gesù, il Signore, gloria allo Spirito santo, l'Amore, canti il creato nei secoli eterni. - Rit.

(cfr. Col 1, versione di David Maria Turoldo)

ESPOSIZIONE DEL SANTISSIMO

CANTO

INVOCAZIONE DELLO SPIRITO SANTO

Invochiamo lo Spirito santo: ci guidi ad adorare il Signore in spirito e verità.

Rir. Spirito santo discendi nei nostri cuori.

Dice il Signore: non vi chiamo più servi, ma amici: perché vi ho rivelato quanto ho udito dal Padre mio. - Rit.

Io vi ho scelto, non voi avete scelto me: vi mando a portare un frutto che rimanga per sempre. - Rit.

Risplenda la vostra luce davanti agli uomini: vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre.

- Rit.

Chi vuoi venire con me, rinunzi a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. - Rit.

Chiunque fa la volontà del Padre mio, è per me fratello, sorella e madre. - Rit.

E il gruppo dei discepoli formava un cuor solo e un anima sola; nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva. - Rit.

(Silenzio adorante)

M. Preghiamo. Spirito santo, uno con il Padre e con il Figlio, discendi sempre a darci la forza, per fare nuove in noi tutte le cose e Pentecoste vivente la Chiesa.

T. Amen.

INTRODUZIONE ALL 'ADORAZIONE

Creazione che ama e adora.

 

Noi siamo il popolo che ama e adora Dio.

Noi siamo i fedeli che credono cosa veramente giusta rendere grazie al Padre, Dio tre volte santo, perché creatore del mondo e fonte della vita.

Egli, donandoci il suo Figlio, ora pane santo di vita eterna, non ci lascia soli nel cammino ma si rende presente in mezzo a noi. Dio nei tempi antichi guidò il suo popolo nel deserto «con braccio potente»;

oggi accompagna la sua Chiesa, pellegrina nel mondo, con la luce e la forza dello Spirito, per mezzo del Cristo, suo Figlio e nostro Signore, e ci guida nei sentieri del tempo fino a quando entreremo nella gioia perfetta del suo Regno.

Silenzio adorante

SALMO

Dio sì rivela a chi lo cerca.

 

M. Aprile è, di solito, il mese della Pasqua. In Gesù morto e risorto, il credente ripone il proprio bene e ogni speranza. La comunità cristiana, consapevole di essere stata liberata dalla paura della tomba, esulta sulla morte nemica e canta al Signore. Ci uniamo a questi sentimenti con il salmo 30 (29) e con l'acclamazione.

Rit. Il Signore è il mio bene, è lui la mia speranza.

Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato e su di me non hai lasciato esultare i nemici.

Signore Dio mio, a te ho gridato e mi hai guarito. Signore> mi hai fatto risalire dagli inferi, mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba. - RiL

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli, rendete grazie al suo santo nome, perché la sua collera dura un istante, la sua bontà per tutta la vita. Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino, ecco la gioia. - Rin

Nella mia prosperità ho detto: «Nulla mi farà vacillare!»

Nella tua bontà, o Signore, mi hai posto su un monte sicuro; ma quando hai nascosto il tuo volto, io sono stato turbato. - Rit.

A te grido, Signore, chiedo aiuto al mio Dio.

Quale vantaggio dalla mia morte, dalla mia discesa nella tomba? Ti potrà forse lodare la polvere e proclamare la tua fedeltà nell'amore? - Rit.

Ascolta, Signore, abbi misericordia, Signore, vieni in mio aiuto.

Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia, perché io possa cantare senza posa.

Signore, mio Dio, ti loderò per sempre. - Rit.

Gloria al Padre... - Rit.

(Contemplazione della Parola salvatrice)

M. Preghiamo. O Padre, il cui amore infinito trascende ogni barriera del tempo, guarda a quanti ti invocano, perché, superata ogni presente tribolazione, il tuo popolo possa cantarti la lode senza fine.

(Orazione di David Maria Turoldo)

T. Amen.

LETTURA APOSTOLICA

Fratelli, noi siamo testimoni.

Dagli Atti degli Apostoli;

Nel giorno di Pentecoste, Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così: «Uomini di Giudea, e voi tutti che vi trovate in Gerusalemme, vi sia ben noto questo e fate attenzione alle mie parole... Gesù di Nazaret fu consegnato a voi, voi l'avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l'avete ucciso. Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle an

gosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere... [Il patriarca Davide] previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: "Questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide la corruzione"... Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni» (2,14.22-24.29-32).

(Contemplazione della Parola salvatrice)

LETTURA DEL VANGELO

E voi chi dite che io sia?

Dal Vangelo secondo Giovanni:

In quel tempo, Maria stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove 10 hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava li in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù:

«Donna, perché piangi? Chi cerchi?» (20,11-15).

(Contemplazione della Parola salvatrice)

CANTO

RISPOSTA DI PREGHIERA

M. A Cristo Gesù, il primo nato di tutti coloro che risorgeranno dal regno dei morti, eleviamo il nostro spirito per la lode e per la preghiera adorante. Diciamo:

Rit. Noi ti lodiamo e ti adoriamo, Signore.

Perché tu, del Dio altissimo il dono più grande, chiami i tuoi fedeli non servi ma amici ai quali riveli tutto quanto hai udito dal Padre. - Rit.

Perché tu, Signore che cammini davanti al tuo popolo per guidarlo sul retto cammino, ci hai rivelato che chiunque fa la volontà del Padre tuo è per te fratello, sorella e madre. - Rit.

Perché tu, che chiami i credenti a formare un cuore solo e un'anima sola, ci rendi degni di prendere parte alla sorte dei santi, per sempre liberi nella luce del Padre. - Rit.

Perché tu, del Dio invisibile l'immagine e il primogenito avanti il creato, chiami i tuoi fedeli a condividere con te il primato che hai nel mondo. - Rit.

Perché tu, che ascolti chiunque invoca il tuo aiuto e in danza muti il suo lamento e in abiti di gioia la sua veste di sacco, guarisci le ferite dei cuori affranti e trasformi in gioia celeste i lutti e i dolori del mondo. - Rit.

Perché tu, Figlio dell'uomo liberato dal Padre dalle angosce della morte, chiami i tuoi fedeli a non piangere sulla tomba, ma i vivi ad abbracciare i morti, certi di vivere insieme e per sempre. - Rit.

Perché tu, il Vivente che splende da oltre la morte, nella tua Pasqua riveli che la morte ha perduto il suo potere e al tuo trionfo associ e assicuri quanti alla grazia sono rinati. - Rit.

LITANIE A SANTA MARIA

M. A santa Maria, madre del Cristo che per amore della Chiesa inaugurò il mistero pasquale, chiediamo di pregare per noi, popolo in cammino verso la Pasqua eterna.

A SANTA MARIA DELLA PASQUA

Signore, pietà Signore, pietà

Cristo, pietà Cristo, pietà

Signore, pietà Signore, pietà

Maria, madre di Cristo il Signore prega per noi

Maria, madre di Cristo il crocifisso prega per noi

Maria, madre di Cristo il risorto prega per noi

Maria, madre di Cristo il salvatore prega per noi

Maria, madre di Cristo il redentore prega per noi

Maria, madre di Cristo

eterno sacerdote prega per noi

Maria, madre di Cristo

il cui corpo immolato è

nostro cibo prega per noi

Maria, madre di Cristo

il cui sangue versato è nostra bevanda

prega per noi

Maria, madre di Cristo

che per amore alla Chiesa

inaugurò il mistero pasquale prega per noi

Maria, madre di Cristo

dalla cui croce è venuta la gioia

in tutto il mondo prega per noi

Maria, madre di Cristo

che ha pagato per noi al Padre

il debito di Adamo prega per noi

Maria, madre di Cristo

che ha tolto i peccati del mondo prega per noi

Maria, madre di Cristo che,

morendo, ha distrutto la morte prega per noi

Maria, madre di Cristo che, risorgendo,

ha ridato a noi la vita prega per noi

Maria, madre di Cristo per la cui risurrezione l'umanità esulta su tutta la terra

prega per noi

Maria, madre di Cristo per la cui risurrezione

tutta la vita risorge prega per noi

Maria, madre di Cristo

che continua a offrirsi per noi prega per noi

Maria, madre di Cristo che intercede come nostro

avvocato prega per noi

Maria, madre di Cristo che, con i segni della passione,

vive immortale prega per noi

Maria, madre di Cristo vincitore del peccato

e della morte prega per noi

Maria, madre di Cristo stabilito dal Padre « sacramento universale di salvezza»

prega per noi

Maria, madre di Cristo che dona ai credenti

la vera libertà e l'eredità eterna prega per noi

Maria, madre di Cristo che dona ai credenti di godere la gioia senza fine

prega per noi

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

perdonact Signore

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo7

ascoltaci, Signore

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,

abbi pietà di noi

M. Preghiamo. O Dio, che nella gloriosa risurrezione del tuo Figlio hai ridato la gioia al mondo intero, per intercessione di Maria Vergine concedi a noi di godere la gioia senza fine. Per Cristo, nostro Signore.

(dal Messale della BVM)

T. Amen.

 

RITI  DI CONCLUSIONE

inizio pagina

Speciale vita 2009

Lo spreco

Siamo sempre stati interessati all’accoglienza. Abbiamo cominciato a parlarne fin da quando eravamo fidanzati. Avevamo nel cuore la sensazione che il nostro amore fosse troppo grande per restare chiuso, limitato alle mura domestiche. Ci siamo sposati nel 1986 e dal nostro matrimonio sono nati tre figli: Tersilla (16), Savino ( 13), Iolanda ( 11 anni ). Quando si riceve in dono un amore così grande, nasce la gratitudine e il desiderio di donare quanto si è ricevuto. Abbiamo cominciato in punta di piedi, con le adozioni a distanza, adottando due bambini che vivono in Madagascar. Successivamente abbiamo vissuto un’esperienza veramente " forte" accogliendo, per due anni consecutivi, due bambini proveniente da Chernobyl. Frequentiamo la comunità " Sulla strada di Emmaus" che si occupa ,principalmente, del recupero del disagio giovanile a vari livelli, lì abbiamo incontrato una coppia che collabora con un’ associazione che si occupa di far giungere questi bambini in Italia. Il primo bambino, Sascia, aveva solo otto anni, sembrava un pulcino sperduto, proveniva da una famiglia benestante, piangeva spesso perché aveva nostalgia della sua famiglia e della sua terra. Al contrario, Aliuscia (11 anni ), provenendo da una situazione di povertà e di degrado desiderava restare in Italia. Questi due bambini si sono trovati catapultati un una realtà molto diversa dalla loro con in più la difficoltà della lingua, non conoscevano una sola parola di Italiano. Chi ha risolto il problema sono stati i nostri figli che con la semplicità e l’immediatezza tipica dei bambini, hanno saputo accogliere questi nuovi amici usando il linguaggio della simpatia e dell’amore: l’unico ad essere compreso ad ogni latitudine. L’accoglienza era limitata al mese di agosto, ma ci ha insegnato molto. In un certo senso abbiamo provato le nostre forze e quelle dei nostri figli. Ora ci sentiamo di andare oltre, ci siamo messi a disposizione dei servizi sociali ed aspettiamo il nostro primo bambino in affido. Tutto questo per noi non è un ripiego o un modo per riempire vuoti e insoddisfazioni, nasce da un cuore che trabocca d’amore. La regola fondamentale dell’amore è lo spreco, è dare più di quello che si ha..

(dalle storie di Mary)

Un intero gruppo " adotta" una giovane famiglia in un momento di difficoltà. Con discrezione l’aiuta fino a quando non è in grado di camminare sulle proprie gambe creando, così, un legame di amore e solidarietà che per la sua delicatezza non è mai ingombrante.

inizio pagina

 

Il latte di Arianna

Andrea e Margherita una giovane coppia di sposi ventenni. Sono molto innamorati ma anche molto poveri, lui lavora saltuariamente portando a casa lo stretto indispensabile e , a volte, neppure quello.

Vivono in una casa che non è degna di questo nome , nonostante le difficoltà economiche ed ambientali il loro "appartamento" è tenuto in modo dignitoso e curato, cercano di dare una parvenza di normalità a ciò che normale non è. Hanno una bambina di quattro anni unica vera loro ricchezza per la quale si sacrificano mettendo a sua disposizione tutto quanto è nelle loro possibilità. Non chiedono aiuti, accettano in modo dignitoso e sereno la povertà impegnandosi ogni giorno alla ricerca del pane quotidiano… ma una novità si preannuncia nella loro vita e rischia di sconvolgere l’equilibrio raggiunto: Margherita è in attesa di un altro bambino. Alcuni momenti di dubbio, tante domande:"come faremo? dove troveremo i soldi necessari? E se… " Non mancano i soliti ben intenzionati, anche tra i parenti, che invitano a liberarsi rapidamente dell’incomodo. Ma Margherita ascolta il suo cuore di madre e con la sua fiducia nella vita,tipica della gente semplice, incoraggia Andrea, insieme decidono di tenere il bambino. In una luminosa giornata di primavera nasce la piccola Arianna, occhi come stelle luminose aperti sul mondo, un sorriso che intenerisce il cuore solo a guardarlo, tanta voglia di vivere e … purtroppo un grande problema: una forma di intolleranza ad ogni tipo di latte, c’è solo una particolare qualità della quale potrebbe nutrirsi senza pericolo per la sua vita, ma il costo di ogni confezione è elevatissimo, proibitivo per le già misere finanze dei due giovani.. Arianna comincia a deperire e i genitori si domandano dove sia finito il famoso cestino della provvidenza che si dice che ogni bambino porti con sé. Un’ amica della coppia intuisce il dramma che stanno vivendo e si rivolge a un gruppo di famigli impegnate nel campo del volontariato . I ragazzi, come tutti i veri poveri, hanno una loro dignità e non sono disposti ad accettare dei soldi, allora le famiglie interpellate decidono di realizzare " un’adozione di latte". Ogni famiglia del gruppo si impegna a comprare, a turno per tutto il tempo che sarà necessario una confezione di latte da regalare ad Arianna. Involontariamente si mette in moto una catena di solidarietà che fa giungere alla bimba non solo, il latte ma molte delle cose che mancano alla sua famiglia. Alla fine, grazie anche alla generosità di alcuni farmacisti ed operatori sanitari, il latte raccolto è tanto che è possibile regalarlo ad altri bambini in difficoltà. Oggi Arianna è una bella bambina sana e vispa, può mangiare di tutto, il suo papà ha trovato un lavoro stabile e lei è tra noi con il suo sorriso a testimoniare la fiducia nella vita dei suoi genitori e le cose belle che una solidarietà attenta e silenziosa può realizzare.

(dalle storie di Mary)

 

 

Un gesto d’ amore

Nel mese di agosto abbiamo partecipato ad un campo estivo di spiritualità per famiglie. E’ stata una bella esperienza che abbiamo condiviso con altre venticinque coppie, un mare di bambini ed una simpaticissima nonna che è la protagonista della storia che vi raccontiamo. Una storia di altri tempi, quasi una favola, eppure una storia vera.,resa di drammatica attualità dal continuo ritrovamento di neonati abbandonati e, spesso ,non così fortunati come nonna Concetta.

Solitamente il clima di fiducia e condivisione che si respira in un campo scuola rende più facile l’instaurarsi di rapporti autentici e lo scambio di esperienze anche profonde. Siamo al terzo giorno del campo ed il tema proposto è quello dell’ accoglienza della vita nascente, è il momento della condivisione delle esperienze e nonna Concettina, con un filo di voce, chiede la parola e tra la sorpresa generale comincia a raccontare:"Voi non sapete che anch’io sono stata abbandonata appena nata, le bambine come me un tempo venivano definite "trovatelle". Era il 1930 ed una sera una delle famiglie più ricche del paese è riunita per la cena quando sente bussare con forza alla porta di ingresso, uno degli inservienti va ad aprire ma non c’è nessuno, seccato sta per richiudere, ma abbassando lo sguardo vede un cestino. In quel cestino ci sono io, piccola creatura nata da pochi giorni , vestita con abitini eleganti, ben coperta e nutrita. C’è anche un biglietto con il quale la mia mamma chiede di avere pietà e di accogliermi. Quella famiglia non aveva avuto figli e dopo alcune settimane di inutili ricerche condotte anche nei paesi vicini decide di adottarmi, a quei tempi era molto facile adottare un bambino. Ho avuto tutto: agiatezza economica sono stata amata dai genitori adottivi che non mi hanno mai nascosto la verità, all’ età di ventidue anni mi sono sposata con un bravo giovane con il quale sono stata felice ed , a mia volta, ho avuto sette bellissimi figli che ora mi hanno regalato un nidiata di nipotini. Non posso lamentarmi, ma in tutti questi anni in ogni volto di donna non ho mai smesso di cercare quella somiglianza, quel particolare che potesse farmi risalire all’identità della mia mamma naturale. Se l’ avessi incontrata una sola cosa le avrei chiesto: " Non hai voluto o non hai potuto tenermi? Perché non mi hai mai cercata?"…Concettina piange silenziosamente, siamo tutti commossi perché ci rendiamo conto che non ci ha solo raccontato una storia ma ci ha donato una parte importante di sé e di questo le siamo grati. La sua domanda aleggia nell’aria e, Vanna, una giovane donna che prima del Matrimonio, per tre anni, ha sperimentato sulla sua pelle la condizione di ragazza madre, risponde per tutti: " Concettina non piangere, ancora oggi non è facile essere una ragazza madre, ma ai tuoi tempi era un marchio per madre e bambino. La tua mamma ti ha amata così tanto da privarsi della gioia della tua presenza perché tu potessi avere un futuro migliore!".

(dalle storie di Mary)

inizio pagina

 

Una coppia racconta l’esperienza dell’attesa che diventa percorso di consapevolezza della grandezza del dono della paternità e della maternità

Genitori in attesa

Un mese fa è nato il nostro primo figlio. La gioia che proviamo è così grande che vorremmo gridare questa splendida notizia al mondo intero. Qualcuno ha scritto che ogni volta che nasce un bambino vuol dire che Dio non si è ancora stancato dell’ uomo…e guardando il nostro piccolo, meraviglioso Luca non possiamo che condividere questa affermazione. Il tempo dell’attesa, delle ansie, delle incertezze è finito: lui è qui tra noi frutto e testimone del nostro amore. Sembra ieri, quando in una calda serata di agosto, tornammo a casa dopo aver ritirato il test di gravidanza. Positivo! Fino a quel momento non avevamo neppure osato sperare, ma ora la gioia appariva incontenibile. E così, da bravi futuri genitori, siamo andati avanti preoccupandoci di accogliere Luca nel modo migliore: attenzione alla salute della mamma ed alla sua, accurata scelta del corredino, l’ immancabile corso di preparazione psico- fisica al parto. Tra una cosa e l’altra "eravamo" ormai di sette mesi, dalla parrocchia ci giunse un invito gradito per partecipare alle celebrazioni per la giornata della vita. Ricordiamo con piacere una celebrazione molto curata, il dono di una rosa ad ogni mamma in attesa ( conserviamo ancora i petali di quella rosa per mostrarli a nostro figlio quando sarà più grande), l’ invito a mangiare insieme qualcosa. In quel momento fu fatta a tutte le coppie presenti la proposta per un cammino per "genitori in attesa", era la prima volta che ne sentivamo parlare, ma, incuriositi decidemmo di partecipare almeno al primo incontro. Gli incontri condotti da una coppia di genitori e da un sacerdote si sono rivelati subito molto interessanti. un po’ alla volta ci siamo resi conto che attendere un figlio è un momento veramente importante per la vita spirituale della coppia. Abbiamo scoperto la bellezza di percepire il figlio come dono di Dio: spesso ci preoccupiamo solo del benessere materiale, dimenticando le ragioni dello spirito che sono poi quelle che danno senso a tutto il resto. Tra i partecipanti agli incontri si è creata una vera complicità , ogni volta che si annunciava l’ imminenza di una nascita sembrava che in sala parto dovessimo andarci tutti. Il nostro ricordo più bello è legato alla benedizione impartita dal sacerdote su ogni mamma vicina la parto, un grande aiuto per affrontare, sentendo Dio vicino, un momento che ogni donna teme e desidera allo stesso tempo. Guardiamo Luca e sentiamo tutta la responsabilità di fronte a questa creatura indifesa. Il viaggio con lui è cominciato, sappiamo che , nel mondo in cui viviamo, non è facile educare i figli ai valori, soprattutto ai valori cristiani, ma pensiamo che insieme agli altri sia possibile è per questo che abbiamo preso il carrozzino e siamo tornati in quella parrocchia ,anche se ora non siamo più "genitori in attesa" ma facciamo parte del gruppo coppie giovani. Dio cammina con noi sulle strade della vita perché questo figlio che è " nostro " è , prima di tutto Suo, una creatura preziosa , irripetibile mistero.

Arianna e Sandro

(dalle storie di Mary)

Una storia, quella di Enza, che non ha bisogno di commenti, ma di silenzio di fronte al mistero della sofferenza. La ringraziamo per questa testimonianza di fede, coraggio e generosità perché con il suo essere volontaria ospedaliera non si è chiusa nel suo dolore ma si è messa al fianco di chi attraversa quelle sofferenze che lei ha imparato a conoscere fin troppo bene.

Prima che scocchi la mezzanotte

Mi chiamo Enza sono una volontaria Avo e vi racconto brevemente le mia storia. Avevo undici anni quando scoprì la mia malattia: avevo un solo rene funzionante, che tra l’altro non svolgeva bene il suo compito e, così, subii il primo intervento chirurgico presso la clinica di Urologia Pediatrica di Roma. Per circa otto anni sono riuscita, con diete adeguate e con l’uso di farmaci, a condurre una vita abbastanza normale ma a diciannove anni sono entrata in dialisi. L’unica possibilità di ritorno alla normalità era costituita dal trapianto. Finalmente dopo cinque lunghi anni di attesa e, purtroppo, di dialisi , una notte il mio sogno all’improvviso si è realizzato. Verso le ore 20, 30 del 18 luglio 1985 mi chiamano a casa dall’ospedale dicendo a mia madre che era disponibile un rene per il trapianto, ma io non ero in casa. Mi hanno cercata ovunque, ma non riuscivano a trovarmi neanche polizia e carabinieri. I medici dissero a mia madre che avrebbero atteso fino alle ore ventiquattro e, dopo, avrebbero chiamato un’ altra persona con le mie stesse caratteristiche morfologiche. Tornai a casa e mia madre mi disse che dovevo andare di corsa in ospedale e, così, mi presentai davanti al primario alle 23, 55… appena in tempo! Con questo rene preso al volo mi veniva offerta la gioia di una nuova vita. Per diciassette anni sono stata bene, ogni tanto qualche piccolo problema ma sempre risolvibile. All’inizio dello scorso anno, però, mi sentivo sempre più affaticata, finché una mattina svenni nell’ atrio dell’Ospedale Maternità presso il quale mi ero recata per le mie ore di volontariato Avo . Prontamente soccorsa fu subito evidente la gravità del mio stato e fui portata nell’ ambulatorio di Cardiologia Universitaria e, successivamente, ricoverata, ma dopo qualche giorno si rese necessario il mio trasferimento presso una clinica specializzata di Bari dove sono stata sottoposta ad un intervento per l’inserimento di cinque by pass coronarici. Molte le complicazioni post- operatorie, la mia vita è stata seriamente in pericolo eppure non ho mai perso la speranza e, con questa mia testimonianza, voglio incoraggiare tutti coloro che sono nella prova . La forza che in questi anni mi ha consentito di andare avanti è stata quella della fede.. Un grazie di cuore a tutti coloro che mi hanno sostenuta con la preghiera e il cui affetto si è evidenziato nella mia veloce ripresa , un grazie anche a tutti quei medici che mi hanno seguita con sensibilità e competenza particolarmente alla signora Elena Conte, al dottor Gigi Ariano e al dottor Riccardo Ieva.

Grazie a tutti!

Enza

(dalle storie di Mary)

Questa storia che ci giunge dalla provincia di Taranto parla dell’amore che una giovene coppia riesce a donare a due figlie adottive: ogni figlio prima di essere generato nel corpo viene generato nel cuore.

Testimoni d’amore

E' proprio vero: quando credi di fare del bene ... è sicuro che lo stai ricevendo. Questo è quanto mi sento di affermare dopo aver seguito e sperimentato in prima persona l’esperienza vissuta da alcune famiglie del nostro paese: Mottola (TA), quando decisero di ospitare un folto gruppo di bambini della ex Jugoslavia. Alla nostra famiglia fu affidato un bambino di nome Vladko, parlava una lingua diversa dalla nostra, ma il linguaggio dell’amore viene tradotto simultaneamente in tutte le lingue del mondo. Con la sua esuberanza e la sua spigliatezza, rese ancora più intenso e felice il periodo già magico del Natale. Abbiamo imparato molto da VladKo, di fronte a chi non ha nulla si comprende ciò che veramente è importante.

La nostra esperienza, però, non ha raggiunto l'intensità di quella vissuta da una giovane coppia senza figli, che da quel momento ha trasformato la sua famiglia in un ponte proteso verso il bisogno di bambini poco fortunati. Parliamo di Rosa e Antonio (usiamo nomi convenzionali) che da allora fino ad oggi hanno vissuto una bellissima realtà di paternità e maternità: non cercata a tutti i costi, non esasperata, ma certamente profondamente desiderata. Infatti, dopo aver ospitato temporaneamente un bimbo, si sentono chiamati a continure in quella direzione e cominciano a prestare lavoro come volontari presso un orfanotrofio. Poco tempo dopo vengono posti di fronte alla richiesta di adottare un bambino considerato difficile per le esperienze negative vissute in precedenza. Con grande generosità si rendono disponibili, ma. il loro "SI" non basta a convincere il giudice che decide di allontanare il bambino dai luoghi dove era vissuto.Tutto svanisce, grande è la delusione della giovane coppia, ma dopo breve tempo a queste persone così disponibili viene proposto quello che a loro pare il regalo più grande : l'adozione non di una bambina ma di due. Due sorelline con una storia di solitudine e abbandono alle spalle che chiedono solo di essere accolte in una famiglia. La risposta di Rosa e Antonio non può essere che positiva: cominciano i momenti bellissimi che si alternano alle innumerevoli difficoltà: i rifiuti delle semplici regole di comportamento, la frequenza regolare della scuola alla quale le bambine non erano abituate, diventano problemi seri da affrontare. Rosa e Antonio temono di non farcela, ma i loro sforzi accompagnati da tanto amore, non possono che dare i risultati sperati. Oggi le bambine sono due bellissime adolescenti che adorano i loro genitori ai quali tutti noi vogliamo rivolgere un grandissimo "GRAZIE" per la lezione di vita.

Famiglia Carucci – Mottola

(dalle storie di Mary)

Dio poteva concepire. Il giorno del nostro matrimonio Lui sarà presente e sarà l’ Unico che resterà dopo che tutti gli invitati, più o meno contenti, saranno andati via.. e quel giorno, ne siamo certi, il nostro reciproco dono avrà le ali per volare oltre ogni difficoltà e incomprensione." Adesso hanno smesso di ridacchiare ed ammiccare, ci guardano con serietà e rispetto… Che si stiano rendendo conto di aver perso qualcosa?

Chiara e Andrea

(dalle storie di Mary)

inizio pagina

 

Piccoli campioni

Cari amici,

nel luogo in cui ci siamo recati per le nostre vacanze estive abbiamo, casualmente, assistito ad una scena che ci ha commossi e rallegrati, una bella notizia che desideriamo condividere con voi. Insieme ai n ostri bambini stavamo passeggiando per le vie principali di una splendida Lecce vestita a festa per la ricorrenza del Santo Patrono. C’erano molti turisti in quella calda serata estiva in cui il maltempo aveva, finalmente, concesso una tregua. Stavamo ammirando la bellezza della piazza antistante la Basilica Santa Croce, resa ancora più bella da un sapiente gioco di luci, quando i bambini ci hanno indicato un gruppo di ragazzini che giocava a calcio in un angolo poco illuminato utilizzando come rete un’antica e solenne porta del Seminario; erano allegri e ben affiatati. A breve distanza un ragazzo seduto su una sedia a rotelle seguiva attentamente le fasi del gioco poi, si è avvicinato ai ragazzi e li abbiamo visti confabulare per un po’ tra loro, con nostra grande sorpresa, il gioco è ripreso con il ragazzo portatore di handicap nel ruolo di portiere, ruolo che svolgeva con impegno, correndo qua e là con le sue gambe a… rotelle. Non si è trattato del gesto generoso ed isolato dettato dalla compassione del momento, alcune sere dopo siamo tornati in quella piazza e il gruppo dei ragazzi era ancora là e c’era anche lui "il portiere a rotelle" ormai parte integrante della squadra. Forse quei ragazzi non vinceranno mai un campionato di calcio ma hanno già vinto il campionato della bontà.

(dalle storie di Mary)

Non sempre un handicap è un limite, a volte può diventare il punto di partenza per qualcosa di più grande.

Sorella musica

Ho sempre amato la musica fin da quando ero piccolo, all’età di cinque anni suonavo già il dubotti, una particolare fisarmonica, ormai in disuso, tipica dell’Abruzzo,. Ero un bambino vivace, spericolato e all’età di sette anni si verificò l’episodio che avrebbe cambiato per sempre la mia vita: una brutta caduta da un albero in seguito alla quale persi la vista, prima da un solo occhio, poi fu il buio totale. Sconforto, disperazione, rischiavano di sopraffarmi, ma presto sorella musica venne ad indicarmi la via per ritrovare la luce, se non quella degli occhi, certamente quella del cuore. Con impegno, tenacia e caparbietà, cominciai a Napoli i miei studi di pianoforte presso la sezione staccata del conservatorio San Pietro a Maiella che era annessa all’istituto Martuscelli per non vedenti. Riuscii a conseguire brillantemente il diploma in pianoforte e, successivamente, quello in organo e composizione organistica, completando i miei studi presso il conservatorio Umberto Giordano di Foggia. Fin da piccolo avevo deciso che la cecità non mi avrebbe fermato e all’inizio, sostenuto dalla rabbia e dall’orgoglio, eseguivo brani musicali, armonizzavo canzoni classiche napoletane, con un gruppo di coetanei quattordicenni avevo realizzato un piccolo complesso che cantava nelle piazze. Ne è passato di tempo da allora, e a sostenermi adesso è l’amore per la musica attraverso la quale ho scoperto potenzialità insospettate, ho imparato a fare del mio limite, la mia forza. Oggi ho quarant’anni, sono sposato da otto, per inciso mia moglie è vedente, ho tre splendidi figli rispettivamente di sette, cinque e due anni. Insegno musica in una scuola media della provincia, ma la cosa più importante è che ho imparato a mettere la mia cecità a servizio degli altri. Presso l’unione italiana ciechi sezione di Foggia ho allestito un coro, che ora conta più di venti elementi, aperto non solo ai non vedenti, ma anche ai pluriminorati. Per loro organizziamo dei corsi di educazione musicale riuscendo a ricavare da ognuno il massimo delle potenzialità. La musica è un potente veicolo per la comunicazione. E’ splendido vedere persone che non riuscivano ad aprire la bocca neppure per parlare, esibirsi con naturalezza in un coro polifonico. Abbiamo fatto anche dei concerti nella nostra e nelle regioni limitrofe, e abbiamo progetti anche più ambiziosi: pensate che in Italia questo è l’unico coro così strutturato. Qualcuno mi ha chiesto se ho fede. Penso che nulla sia possibile se alla base del proprio agire non ci sia una fede in qualcosa o in qualcuno, se volete possiamo chiamarlo Dio. Vorrei dire a chi leggerà la mia storia che le persone che hanno dei limiti, non sono diverse dagli altri, hanno bisogno di sentirsi integrate ed accettate, anche per questo, di recente, abbiamo aperto il nostro coro anche a persone vedenti. Avvicinatevi alle attività musicali, imparate a cantare, a suonare. La musica aiuta a pensare, ad armonizzare, mente corpo e anima: La cecità mi ha insegnato tutto questo, portandomi a percepire in profondità quella musica che vibra nell’universo e può portare me e voi alle soglie di ciò che non può essere visto con gli occhi, ma soltanto con il cuore.

(dalle storie di Mary)

inizio pagina

Sorrisi di Dio

Sfoglio con calma la marea di opuscoli pubblicitari che , come al solito, ho trovato nella cassetta della posta. Attrae la mia attenzione un opuscolo diverso dagli altri:, non promette la solita maxioffetra del mese ma parla dei poveri : " Tu puoi permettere a un bambino di non morire di fame, di procurarsi almeno una medicina contro le infinite malattie del posto, di poter frequentare la scuola,di imparare un mestiere… tutto questo attraverso un’ adozione a distanza con la quale ti impegni a versare un contributo mensile". Così è scritto in una delle pagine del notiziario dei Servi dei poveri del terzo mondo che ha la sede principale a Cusco in Perù ed è stato fondato da padre Giovanni Salerno. Guardo le immagini di quei bambini con la pelle un po’ scura , gli occhi luminosi e mi accorgo di averli già nel cuore. All’ ora di pranzo quando tutta la famiglia è riunita, mostrando la fotografia della missione, lancio l’ idea: " E se uno di questi bambini diventasse il nostro "bimbo a distanza" ? Un attimo di pausa e poi tutti e quattro i miei figli danno calorosamente il loro assenso, dopo qualche esitazione anche il marito si unisce al coro dei si.

Nel pomeriggio telefono a Sordio( Lodi ), sede italiana della missione, comunicando la disponibilità della nostra famiglia. Pochi giorni dopo ci viene recapitata la foto di Rosalio, un bellissimo bimbo di tre anni ricoverato per denutrizione grave presso il centro Hogar nido Santa Teresa di Gesù. Era stato portato lì dalla sua mamma che aveva altri cinque figli e non era in grado di mantenerlo.. Da quel momento Rosalio è entrato a far parte della famiglia, le sue foto sono insieme a quelle dei nostri figli. Ciò che inviamo non è il superfluo, ma il frutto di piccole rinunce da parte di tutti noi. Per regolamento non possiamo scrivergli direttamente e lui non sa quale sia la famiglia che lo sostiene. E’ un gesto d’ amore gratuito, silenzioso, ma prezioso perché consente ad un bambino di poter crescere nella sua terra e di tornare presso la sua famiglia. Dopo circa un anno ci è giunta un’ altra foto di Rosalio con un bel baschetto di capelli neri e… in perfetto stato di salute! E’ ritornato dalla mamma con vestiti e viveri per tutti i suoi fratellini; ogni due mesi la sua mamma torna All’ Ogar per ricevere gli aiuti preparati per la sua famiglia.Sappiamo che ogni sera Rosalio ,insieme agli altri bimbi della casa di Santa Teresa ( un missionario li ha definiti il sorriso di Dio ) , pregano per tutti i loro sostenitori lontani. Rosalio prega per noi anche se non ci conosce, ma gli angeli conoscono il nostro indirizzo e sanno dove recapitare le preghiere.

(dalle storie di Mary)

Una tragedia improvvisa trasformata dall’ amore di un padre in una storia di vita e di luce.

Lo spedizioniere

Tra qualche giorno , cara Livia saranno passati sette anni, sette lunghi anni, da quel giorno, da quel momento, da quella telefonata che ha stravolto e cambiato per sempre la mia esistenza e quella della mia famiglia. Sette anni volati via come un soffio, come in un soffio è passata la tua vita. Avevi ventisei anni, eri bella, intelligente, ti guardavo con amore e con orgoglio di padre, lavoravi in una grande città del Nord, ricoprivi un incarico prestigioso conseguito con tenacia e costanza: avevi bruciato tutte le tappe, anche se molto giovane, eri un funzionario di ottavo livello presso un Ministero; avevi grosse responsabilità, ti occupavi della direzione del personale di tre distretti. Quel giorno, scritto a indelebili lettere di fuoco nel mio cuore, eri al lavoro puntuale e attenta, come al solito… all’improvviso ti sei accasciata al suolo e, in un attimo, sei partita per il cielo… anche in questo hai bruciato le tappe. È contro natura, un’ingiustizia, che un genitore sia costretto a sopravvivere e a succedere ai propri figli: per me si aprì un periodo tormentato e oscuro in cui era obnubilata anche la luce della fede. Mi tormentava il pensiero di non esserti stato accanto in quei momenti, tante domande e mille perché turbinavano nella mia mente. Domande troppo difficili per un essere umano, domande senza risposte certe: Giobbe insegna. Ero a un bivio, dovevo scegliere: chiudermi nel mio dolore e fuggire lontano da quel Dio dal quale mi sentivo tradito oppure… oppure sceglierlo ancora una volta e ritornare a vivere! Il cammino non fu semplice e non c’erano scorciatoie, ma alla fine sono riuscito a dire: "Signore, ad essere sincero io non capisco, ma so chi sei, mi rimetto al tuo disegno". Non potevo più dare a mia figlia quelle piccole cose che tanto piacciono alle ragazze: girelli, profumi… da quel momento decisi che le avrei dato le uniche cose che nel Regno potevano esserle utili: la preghiera e le opere di carità. Preghiamo per lei, la nostra giornata comincia con la visita e la messa al cimitero e prosegue con l’impegno in tutte le opere che abbiamo realizzato per suo amore: assistenza ai giovani carcerati, adozioni a distanza, impegno nella pastorale familiare, adozione economica e morale di una famiglia di cinque persone, corrispondenza con alcuni giornali, collaborazione con "pronto famiglia". Ho anche scritto dei libri il cui ricavato viene devoluto completamente in beneficenza: a me e a mia moglie basta la nostra pensione per vivere. Siamo tra amici e voglio raccontarvi un particolare: Lidia, a casa nostra, era l’unica a fumare sigarette, neppure suo fratello lo faceva. Talvolta, specie nei momenti di difficoltà, ci pare di sentire, anche in aperta campagna il caratteristico odore del fumo di sigaretta, è capitato anche a persone estranee che erano con noi. Non siete obbligati a crederci, ma a me piace pensare che sia il suo modo per farci capire che, anche se in modo diverso, è ancora vicina a noi. Qualcuno mi ha chiesto se tutte le attività che abbiamo intrapreso non siano un modo per riempire il vuoto che si è aperto nella nostra vita. Posso rispondere, serenamente, che non è così. Io mi sento come uno spedizioniere, spedisco lassù le mie preghiere e le opere buone, sulla bolla di accompagnamento c’è scritto: "Preghiere e opere buone per Lidia ", naturalmente ho aggiunto che se per Lidia fosse già tutto a posto, il materiale inviato potrà essere usato per coloro che ne hanno bisogno, soprattutto per coloro ai quali nessuno pensa. Finchè avrò vita non mi stancherò di spedire lassù pacchi pieni di atti d’amore per mia figlia: sono certo che sia il modo migliore per ritrovarla alla fine della strada.

Un padre

inizio pagina

 

(dalle storie di Mary)

Come si va con il cuore….

Mio marito, affetto da sclerosi multipla, da circa quattordici anni è su una sedia a rotelle . Abbiamo tre figli che sono la nostra consolazione, le difficoltà che incontro quotidianamente per far fronte a questa situazione sono tante, ma ogni giorno ringrazio Dio perché lui è ancora con me. La malattia cominciò a manifestarsi poco tempo dopo il nostro matrimonio celebrato nel 1975. Nel 1981 eravamo già in giro per medici e ospedali alla ricerca di qualcuno che fosse in grado di diagnosticare la causa delle crescenti difficoltà che mio marito manifestava nel camminare. Spendemmo molti soldi, ogni visita presso il luminare di turno costava " per riguardo" 150.000 delle vecchie lire; per noi che vivevamo con un solo stipendio ed avevamo tre bambini piccoli ogni volta era un grosso problema reperire la cifra necessaria, ma non approdammo a nulla. Inutili furono anche tre mesi di analisi e visite varie presso il San Camillo di Roma. Di quel periodo ricordo la tristezza di aver lasciato i nostri piccoli affidati a mia madre e mia sorella, la lontananza ci ha fatto perdere alcune tappe importanti della crescita di Flavia che allora aveva solo un anno. Non sapevamo più a chi rivolgerci… Una sera presso la sala teatro della Parrocchia dei Santi Guglielmo e Pellegrino si tenne uno spettacolo a favore dell’AISM

(Associazione Italiana Sclerosi Multipla), conoscemmo la presidente che, dopo aver ascoltato la nostra storia, prenotò per noi una visita presso il professor Livrea di Bari. Si comportò con professionalità e umanità, ci chiese solo i soldi del ticket e diagnosticò la malattia che fu, purtroppo, confermata da una risonanza magnetica. Era il 1986 e da allora non siamo più stati in cinque ma in sei: noi e la sclerosi multipla con la quale dovevamo imparare a convivere. Difficili i primi tempi per me piangere era un lusso, dovevo farlo di nascosto perché dovevo dare coraggio a Rino e serenità ai figli. La malattia avanzava e mio marito si chiudeva sempre più in se stesso. Un po’ alla volta ho cercato di farlo innamorare, nuovamente, della vita. Attualmente, facciamo parte di un gruppo teatrale, cerchiamo di divertire la gente e devolviamo tutti gli incassi in beneficenza, partecipiamo ad incontri di preghiera. Il mio impegno principale è stare a servizio di mio marito e dei miei figli. La forza ogni giorno mi viene dal Signore, quando prego gli dico : "Se è tua volontà guariscilo, ma facci invecchiare insieme". Di fronte alle difficoltà quotidiane invoco l’aiuto degli Angeli e allora Rino mi pare leggero come una piuma anche quando lo sollevo da sola, servirlo per me, non è un peso ma dono d’amore. A volte sopraggiunge lo scoraggiamento ma guardo in alto e ritrovo il sorriso, penso a quanto amo mio marito e riprendo fiducia. Come diceva mia madre: "Come si va con il cuore così Cristo ti aiuta".

(dalle storie di Mary)

La casa di nonna Lucia

Esci un po’ stordito, quando lasci la casa di nonna Lucia. Saranno le grida dei bambini, il chiacchiericcio delle donne, le voci altisonanti dei mariti, l’abbaiare dei cani, il miagolio dei gatti…e sì, c’è sempre un bel po’ di folla a casa di nonna Lucia. Sono cresciuto tra tanti fratelli e cugini, e tutti aspettavamo con ansia il sabato pomeriggio, quando ci riunivamo in quella vecchia casa al centro del paese, quella vecchia casa dove viveva la nonnina che tutti conoscevano. Ma nonna Lucia non era famosa solo per i suoi innumerevoli nipoti e le sue fumanti focacce… e sì, la nonnina aveva anche un’altra particolarità: la sua casa è sempre stata aperta a tutti, indistintamente, che si trattasse di un nipotino o di un cucciolo abbandonato. Porte aperte quindi a cagnolini trovati sul ciglio della strada, gattini troppo deboli per cavarsela da soli...e si sa, le voci girano in fretta nei paesi, e così chiunque trovava un piccolo animale ferito o abbandonato, sapeva a chi chiedere aiuto. Così facendo in pochi anni quella vecchia casa si è andata riempiendo di suoni, voci, odori, colori, divenendo il punto di riferimento, il focolare, un’oasi dove sfuggire alla routine del quotidiano e trovare calore. Ora sono passati tanti anni, non gioco più con i cuginetti, ho una famiglia "tutta mia", e tante cose nella mia vita sono cambiate…tante cose, ma non tutte: il sabato pomeriggio da nonna Lucia con i miei figlioletti che giocano e ridono tra animali e persone, è un appuntamento a cui non so rinunciare. E quando vedo quella vecchina, seduta sulla sua poltrona consumata come fosse un trono dorato, con lo sguardo stanco, ma sereno perché attraverso i figli, nipoti e pronipoti ha il privilegio di vedere oltre quello che ha seminato, capisco una cosa: nella vita sono davvero poche le cose importanti, e una di queste è alimentare il calore della propria casa, perché al mondo non c’è nulla che conti di più delle persone di cui dobbiamo prenderci cura. E sì, nonna Lucia, ho carpito il tuo segreto della felicità: una casa sempre in disordine, sempre chiassosa, ma sempre pronta ad accogliere chi cerca affetto, un cagnolino, un micio, un figlio, un nipotino…con le porte aperte, con il cuore aperto, con il sorriso negli occhi.

(Gennaro)

inizio pagina

 

Il sogno  diventa realtà... raccontato al  Ritiro spirituale del 24 giugno 2007

 

Preghiera

Signore Gesù, Tu hai chiamato i tuoi servi Luigi e Maria, sposi e genitori secondo il tuo Cuore, a vivere giorno dopo giorno, nel contesto del mondo presente, la grazia santificatrice del sacramento nuziale, scalando insieme, anche nel rischio, le vette della perfezione cristiana.

Tu che con la tua presenza consacrasti l'amore di Maria e Giuseppe e santificasti le dimore di Cana e di Betania, imprimendo sulla famiglia umana il divino sigillo dell'amore del Padre, fa' che la luminosa testimonianza e l'amorevole intercessione di questi due sposi possa concorrere a recuperare ai valori del Vangelo tante famiglie oggi in difficoltà.

Ti chiediamo umilmente che le virtù di questa coppia esemplare, eroicamente docile alla voce del tuo divino Spirito, possano essere presto riconosciute dalla Chiesa, a maggior gloria del Padre celeste.

Con questa intenzione affidiamo alla loro intercessione la Grazia per la quale ti supplichiamo in questo difficile momento di sofferenza e di prova…

Signore esaudiscici nel tuo amore. AMEN

Un Padre Nostro e una Ave Maria.

(Imprimatur - Roma,6 novembre 1994 + Giuseppe Mani, Vescovo ausiliare di Roma)

inizio pagina