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Racconti per lo spirito |
FAMIGLIE INSIEME

Cari amici, ancora una volta è Natale. Pensare al Natale vuol dire tornare alle origini, a quella notte silenziosa in cui tutto ha avuto inizio e la storia dell’uomo, la nostra storia è cambiata per sempre. Come scrive Karl Rahaner: "E’ Natale! E lo sarà per l’eternità. Anche per te si apre la porta". Tornare a Betlemme vuol dire tornare in noi stessi entrare nell’intimo del nostro cuore. Quello che stiamo compiendo come famiglie e come Comunità è un viaggio, così come un viaggio è la nostra vita ed il nostro cammino di fede. E’ importante non dimenticare quello che stiamo cercando, tenere gli occhi fissi alla meta. Facciamo memoria delle persone che sono state, nella nostra vita, le stelle che, sorgendo, sono state segno della presenza di Dio, pensiamo a quei volti e a quelle circostanze in modo che tornino a scaldare il nostro cuore, tornino a brillare in questo momento nel nostro cammino. Betlemme è il nostro punto di luce per la nostra storia di oggi, quando il quotidiano ci sembra difficile, grigio e senza armonia è vitale volgere lo sguardo alle origini, per riscoprire ciò che ha generato in noi la voglia di scegliere una vita in due. Riprendiamoci, dunque, il ricordo di quei momenti splendidi che hanno segnato per sempre la nostra vita! Anche la nostra Comunità ha la sua Betlemme, il luogo in cui tutto ha avuto inizio, il momento in cui con chiarezza ci siamo sentiti chiamati a portare il progetto di Dio sulla famiglia per le strade del mondo. " Per capire un’ opera di Dio, per custodirne l’autenticità bisogna conoscerne gli inizi e rimanervi fedeli" ( Chiara Lubich), questo, per noi vuol dire festeggiare i venticinque anni dalla fondazione, riscoprire in profondità il carisma e ringraziare Dio per il dono ricevuto. Buon ritorno a Betlemme.
Vi presentiamo alcune storie di Natale raccolte da Mary una persona del nostro gruppo, piccole luci per ritrovare la strada per Betlemme. I nomi dei protagonisti sono stati cambiati, ma le storie sono vere.
Auguri a tutti
Raffaele e Marilena
Dalle storie di Mary
24 dicembre 1943 vigilia di Natale, un Natale di guerra. Toto un giovane allievo carabiniere è solo nella sua caserma, lontano dalla sua terra, lontano da tutti quelli che lo amano e vivono quella notte soffrendo della sua assenza.
Certo a Pettineo, piccolo paese inerpicato sui monti dell’entroterra siciliano tutti gli vogliono bene, si sa che il cuore dei siciliani è grande, ma nulla può sostituire in quella notte il calore degli affetti familiari. Davanti agli occhi di Toto scorrono le immagini dei Natali passati: il chiasso dei suoi fratelli e sorelle, la gara a " rubare" le pettole che la mamma si affannava a preparare fin dalle quattro del mattino aiutata dalle figlie più grandi, la corsa al buio per le vie del paese fino alla chiesa madre per la messa di mezzanotte, il presepe artigianale costruito con povere cose. La tristezza è grande, ma all’improvviso Toto si ricorda che nei giorni precedenti, in alcuni momenti di pausa, aveva, realizzato con l’argilla i personaggi principali del presepe: Giuseppe, Maria, il bue, l’asinello, anche qualche pecora e i pastori; il Bambinello non gli era proprio riuscito e lo aveva chiesto ad una suora che, un po’ sorpresa, glielo aveva prestato col patto che lo avrebbe restituito subito dopo Natale. Si mette immediatamente all’opera e su un tavolo con una vecchia radio inutilizzata prepara la grotta per accogliere il Bambino, rapidamente allestisce il presepe utilizzando terra, muschio, corteccia d’alberi recuperati in giardino. E’ mezzanotte, è buio c’è il coprifuoco, il rischio di bombardamenti è alto, ma coraggiosamente accende una piccola candela, mettendola nascosta sotto un tavolo affinché dall’esterno non sia possibile scorgerne la luce. Il Bambino non ne ha bisogno, a Lui basta la luce che brilla nel cuore di quel giovane carabiniere, ma Toto si sente meno solo accolto dalla Sacra Famiglia che non conosce distanze di tempo e di spazio. Nel suo cuore una preghiera e una promessa:" Se esco vivo da questa guerra, ogni anno allestirò un presepe pieno di luci di pupazzetti, ci metterò perfino l’acqua e la stella cometa! ". La preghiera viene ascoltata, la guerra finisce e Toto è tra quei fortunati che tornano a casa e possono raccontare ciò che è stato, perché non sia dimenticato, perché non si ripeta . Toto ha mantenuto la promessa fatta quella notte, per i suoi bambini prima e per i suo nipotini poi. Ad ogni Natale ha realizzato un presepe bellissimo pieno di luci, colori, costruendo le casette con le sue mani, ricavandole da vecchie scatole di sciroppo per la tosse. Un presepe semplice, ma capace di incantare, di riempire di stelle gli occhi di grandi e piccini, segno di un amore grande, colmo di tenerezza. Questo fino al Natale del 2007, il suo ultimo Natale su questa terra La piccola luce accesa quella notte, quella triste notte di guerra ha continuato ad irradiarsi nel tempo, è la luce di Betlemme. Sotto ogni divisa c’è sempre e soltanto un uomo, con nel cuore un insopprimibile anelito per la costruzione di un mondo di pace e di amore.
Mancano pochi giorni a Natale e sono indaffarata tra mille preparativi. Bussano insistentemente alla porta, vado ad aprire e, come sempre, guardo prudentemente dallo spioncino, guardo e rimango senza fiato perché dietro la porta c’è lui, mio marito che non vedo da cinque mesi dal giorno in cui aveva abbandonato me ed i bambini per seguire quello che lui definiva " l’ amore della mia vita". Mi sembra di vivere al rallentatore, sono tentata di non aprire, ma è il padre dei miei figli e, anche se sono molto arrabbiata con lui, gli voglio ancora bene: ho perfino paura di sperare. Apro, ci guardiamo in silenzio poi lui tira fuori dalla tasca la fede nuziale e la mette ben in vista, comincia a parlare esitante : " Ho fatto del male a te e ai nostri figli, ho sbagliato molto, vorrei tornare…se pensi che io possa ancora far parte della tua vita prendi questo anello e mettimelo al dito, se non vorrai farlo capirò…". Il mio cuore sembra impazzito, esito, non so cosa fare. In un attimo passano davanti ai miei occhi quei cinque mesi di umiliazioni e solitudine.
Rivedo la sera in cui se ne è andato con fare sprezzante, insensibile alle lacrime dei bambini, portandosi via tutti i soldi e, perfino lo stereo. Risento la sua voce ironica quando al telefono lo pregavo di tornare, la risata beffarda di mia suocera presso la quale il "poverino" si era rifugiato. Rivivo la difficoltà di superare ogni giornata: il pagamento delle bollette, la fatica di far quadrare il pranzo con la cena, l’acquisto dei libri per i bambini, le scarpe che si rompono troppo spesso, la gonna ripetutamente indossata perché non ne ho altre…Unica luce di questo periodo oscuro un’ associazione di famiglie che si occupa del sostegno alle coppie in difficoltà mi ha affiancata donandomi sostegno materiale e spirituale, sono diventati per me come quei fratelli e sorelle che avrei voluto, ma la vita non mi ha donato. La loro responsabile è diventata la mia più cara amica, vorrei fosse qui adesso, mi pare di sentirla mentre mi dice: " Marianna, i momenti più difficili verranno quando ,e se, lui tornerà perché sarai chiamata ad un amore più grande, non sarà facile dimenticare.". Lo guardo ancora una volta e ripenso alla promessa fatta nel giorno del matrimonio, di amarlo nella buona e nella cattiva sorte. Con mani tremanti prendo la fede dalle sue mani, gliela rimetto al dito e la bacio, mi sposto dalla soglia e lo faccio entrare nella nostra casa . Oggi è festa, piango di gioia, penso allo sguardo sorpreso e felice che i bambini avranno quando, tornando da scuola, troveranno il loro papà. Non mi illudo, so che non sarà facile, ci vorrà del tempo per smaltire la rabbia, le delusioni, le paure, ma so che non saremo soli: quegli angeli travestiti da uomini e donne che fino ad ora mi hanno aiutato ci saranno accanto con la loro amicizia e percorreranno con noi il cammino della riconciliazione. Comunico loro la bella notizia li sento felici, ma per nulla sorpresi… ho il fondato sospetto che dietro questo ritorno ci sia anche il loro zampino. Sono tanto felice. . Grazie amici
Da diversi anni insegno presso un istituto privato tenuto dalle suore. Oltre ai bambini che, normalmente, vengono iscritti dai genitori, la scuola accoglie anche molti ragazzi affidati all’istituto perché la famiglia d’origine, per vari motivi, non può seguirli: a volte si tratta di problemi temporanei, altre di problemi di difficile soluzione, alcuni attendono di poter essere adottati, ma non è semplice specialmente se sono grandicelli. Una umanità piccola e dolente che non si stanca di fare appello alle nostre coscienze. Le suore si fanno in quattro per loro. Ma dalla tristezza che leggo nei loro occhi comprendo che un istituto, anche il migliore, è sempre un istituto e, una famiglia, anche la più povera, è sempre una famiglia. Attendono la domenica e le feste con grande impazienza perché in quelle occasioni, quasi a tutti è consentito rientrare a casa. Ricordo un episodio molto bello che risale al periodo di Natale di alcuni anni fa e che ha come protagonista Melania una giovane collega, allora appena ventenne e due sue alunne: Anna e Fiorella. Melania, quell’anno insegna in una quarta e i suoi alunni provengono, quasi tutti, da situazioni di disagio e sofferenza. I bambini sono sempre bambini e, tra la recita natalizia, la preparazione di lavoretti e letterine, l’allestimento del presepe e dell’albero vengono coinvolti nel clima di festa; solo due bambine sembrano indifferenti, distanti da quello che accade intorno. Melania nota la loro tristezza e cerca di scoprirne il motivo. Una suora le racconta che tutti i bambini andranno a casa per Natale, ma i genitori di Anna e Fiorella che lavorano in Germania, non potranno tornare e le due bimbe resteranno in istituto. Lei non riesce più a togliersi le bimbe dalla mente e , senza pensarci due volte, chiede alla mamma di poterle ospitare il giorno di Natale e al suo fidanzato di trascorrere il Natale in modo diverso, mettendosi con lei a disposizione delle piccole. L’amore è contagioso e la richiesta di Melania viene accolta, anche le suore accettano di buon grado conoscendo la serietà di quella giovane maestra e l’amore che ha per i suoi alunni. La mattina di Natale Melania con Michele, il suo fidanzato vanno a prendere Anna e Fiorella che, per l’occasione hanno indossato i vestiti più belli, le accompagnano a Messa e poi tutti a pranzo dalla mamma di Melania che, per l’occasione si ritrova promossa al ruolo di nonna adottiva. Nel pomeriggio vanno a vedere insieme Cenerentola e, poi un bel giro al luna park, anche i due giovani sembrano tornati bambini. La sera riaccompagnano le due bimbe in istituto, ormai non sono più tristi, nei loro occhi si sono accese le stelle, più belle e splendenti di quelle di Natale. Michele e Melania potrebbero raggiungere gli amici in discoteca, ma non ne hanno voglia, preferiscono passeggiare in silenzio godendo di quell’intima gioia che solo i gesti disinteressati possono dare. Camminano tra le luci della città e le vetrine addobbate, lui si ferma, la guarda e dice: "Questa si che è stata una giornata da sballo". Lei sorride e pensa che l’amore è l’unica droga di cui tutti abbiamo bisogno, l’unica che non ha mai controindicazioni , anche se presa ad alte dosi.
Cari amici, voglio portarvi indietro nel tempo sulle ali della memoria per raccontarvi una bella esperienza vissuta da mia nonna tanto tempo fa. Siamo nel 1926 in un povero, sperduto ma splendido paesino del Salento. Lei, Assunta, è una giovane mamma che ha già avuto i suoi primi bimbi: Salvatore e Luigi (in tutto ne avrà, poi, sei). La vita scorre serena tra il lavoro nei campi condiviso con il marito Michele e la cura della famiglia. Una vita semplice a tratti faticosa, ma sostenuta dalla grande fede di chi si sente sotto lo sguardo di Dio e, non avendo alcuna sicurezza, tutto affida alla Provvidenza. Il tempo è scandito da quelle che da sempre sono le preghiere degli umili: il Rosario, l’Angelus, i passi del Vangelo ricordati a memoria perché Assunta non sa leggere. Nella sua casa le immagini di Sant’Antonio e Gesù Bambino di Praga hanno sempre avuto il posto d’onore. All’improvviso la pace di questa giovane famiglia è minacciata. Assunta si ammala di difterite, una malattia per quei tempi molto seria. Viene chiamato il medico del paese che ritorna più volte nel corso della giornata e scuote il capo sempre più preoccupato. La febbre non accenna a diminuire e Assunta respira sempre peggio. E’ sera tardi, il medico prima di andare via, alza le braccia sconsolato e dice a Michele: "speriamo in un miracolo, speriamo che superi la notte". E’ notte fonda Assunta, anche con la mente intorpidita dalla febbre, non ha mai smesso di pregare: " Sant’Antonio aiutami! Ho due bambini piccoli, aiutami!". Improvvisamente le pare di vedere il Santo venire fuori dal quadro, la guarda con grande dolcezza e le dice indicando il quadro di Gesù Bambino: "Guarirai, ma non è me che devi pregare, è Gesù che ti fa le grazie non io". Assunta si sveglia con la mente completamente lucida, la febbre non c’è più e respira perfettamente. Alle prime luci dell’alba il medico premurosamente bussa alla porta della sua paziente e ad aprire la porta è lei, Assunta, raggiante di quella fede semplice capace di smuovere le montagne, con il cuore così aperto sull’infinito da cogliere quelle verità che sfuggono ai sapienti.
Un momento di difficoltà, un gesto gentile, tutti possiamo essere angeli gli uni per gli altri.
Ore 18,30. Alle ventidue dovevo essere al posto di lavoro, situato a circa 100 km di distanza dal mio luogo di residenza, per garantire l’alternanza del servizio. Il cielo non prometteva niente di buono, cadevano rari fiocchi di neve, pensai che non avevo motivo di preoccuparmi, ma dopo i primi 40 km le mie speranze di essere esonerato da gelide manifestazioni atmosferiche, insolite per il sud della Puglia si volatilizzarono: i fiocchi di neve, tanto teneri se li si guarda dall’interno di una casa riscaldata, attraverso il vetro di una finestra, seduti accanto a un cammino acceso, cominciarono a scegliere, come loro sede il parabrezza della mia auto e il tergicristallo, pur spinto al massimo, riusciva a malapena a liberarmi la visuale. Percorsi in questa difficile situazione altri 10 km, al termine dei quali si intravedeva a malapena la prima delle tre salite necessarie per raggiungere la sede di lavoro, il paesaggio era irreale, avevo messo il riscaldamento al massimo e questo mi dava un po’ di sollievo… La neve mi faceva rallentare la corsa e le ruote cominciavano a perdere aderenza, non riuscivo a governare l’auto. Arrestai il mezzo e lo lasciai in moto, feci per scendere e mi ritrovai in un manto bianco e soffice dello spessore di circa trenta centimetri. Ero circondato da un paesaggio lunare e, il motore dell’auto, pian piano si spense. Pensai di percorrere a piedi gli ultimi chilometri, ma, fatti pochi passi, con le estremità bagnate, zuppe e… congelate, feci precipitosa marcia indietro verso l’auto. Tentai di riavviare il motore, tossicchiò per un po’, ma rimase muto… non sapevo cosa fare. Allora col cuore recitai una breve preghiera perché le parole non volevano prendere forma fuori dalla mia bocca per paura di rimanere congelate: Padre, tu solamente sai come aiutarmi! "Pochi minuti dopo dallo specchietto retrovisore scorsi i fari di quella che, da vicino, si rivelò una vecchia carretta che a chiamarla auto ci voleva molta fantasia, ma arrancava sul manto nevoso. Alla guida c’era un uomo anziano dall’età indefinibile, capelli bianche e barba fluente che mi disse amabilmente: "Buonasera, signore, posso esserle di aiuto? Venga qua al calduccio, non sarà comodo come nella sua auto perché i sedili sono un po’ duri!". Accolsi l’invito e mi adagiai, su quella ruvida panca che fungeva da sedile e provai la stessa ebbrezza di chi si sdraia su un sofà di raso. Il trabiccolo su cui viaggiavo sembrava volare sul manto nevoso, almeno così fu la mia impressione. Eravamo ormai in vista del paese, mi scusai per non aver avuto la correttezza di presentarmi e di chiedere di fare altrettanto, ma il freddo mi aveva intorpidito. Allorché tentai di presentarmi l’uomo mi disse: " vi conosco da molto tempo! ". Com’è facile intuire rimasi interdetto: in passato mi era capitato di imbattermi in genitori o nonni di ragazzi che erano stati miei allievi e ,da questi, ero stato riconosciuto, e nell’occasione che si era loro presentata avevano voluto presentarsi e offrirmi cortesie; pensai, quindi, di essermi imbattuto in qualcuno di loro. Gli chiesi, ancora una volta come si chiamasse. Mi guardò e, con un sorriso, mi rispose: "Mi chiamo Angelo, amico mio ", e null’altro aggiunse, riprendendo a scarrocciare col suo trabiccolo, unico puntino luminoso in quella notte senza luce.
"Ho scritto di getto, come il cuore mi suggeriva" così dice Tina una delle insegnanti che ci hanno proposto una bella storia che si svolge in una Scuola Elementare della nostra città ed ha per protagonisti una cinquantina di alunni e i loro genitori. Tutto ha avuto inizio nel periodo delle feste natalizie. Al termine di un progetto umanitario in collaborazione con UNICEF, le insegnanti pensarono di proporre un gesto concreto di solidarietà invitando gli alunni a non spendere soldi per doni, ma di regalare e regalarsi un’adozione a distanza. La scuola ha molto da dare in questo mondo che cambia basta saper guardare alle novità con gli occhi limpidi di un bambino.
"La nostra piccola comunità scolastica, quest’anno, si è accresciuta di una unità. Il nuovo arrivato è un compagno del tutto "speciale", non è seduto tra i banchi di scuola e non condivide con i suoi piccoli amici le loro esperienze scolastiche. E’ "speciale" perché è nel cuore di ognuno di loro e anche di noi insegnanti che con loro immaginiamo e fantastichiamo sulla sua vita. Si chiama Celestino e il paese nativo è il Ciad dove egli vive. I genitori di due classi hanno aderito ad una iniziativa veramente straordinaria facendoci un regalo meraviglioso: un’adozione a distanza. Così in silenzio, semplicemente, Celestino è arrivato tra noi, donandoci un’emozione impareggiabile. La sua foto è appesa al muro delle nostre aule e lui è fra noi, ci ascolta, ci osserva, ci parla. Noi vorremmo sapere di più di lui della sua nascita, della sua vita, di cosa fa. E’ un bambino bellissimo, è ritratto davanti a un muretto pieno di buganvilles e sembra ci dica: "ecco io sono qui, pronto per venire in mezzo a voi, per ricevere il vostro affetto e le vostre tenerezze". I nostri alunni lo considerano alcuni il "loro fratellino minore" altri il loro "bambolotto", ha un’espressione dolcissima nel viso incorniciata da capelli ricci e neri ed ispira tenerezza infinita. Celestino, ti auguriamo tutto il bene e l’affetto di cui hai bisogno, sei sempre nei nostri cuori e faremo per te tutto quello che è nelle nostre possibilità. Grazie per averci donato la gioia di amarti."
Per pregare insieme
Natale è la festa dell’accoglienza proponiamo alla vostra riflessione alcuni pensieri di don Ricciotti su questo argomento, tratti da alcune sue omelie.
Accoglienza è…
Accoglienza è far entrare qualcun altro nella mia vita, portare la gioia, cedere qualcosa di me per permettere a un altro di completarmi perché siamo tutti complementari.
Per accogliere gli altri: accogli con il cuore, osserva lungo la via e ascolta, entra in punta dei piedi nella vita dell’ altro.
Rispetta l’altro che non deve vivere solo in tua funzione, accogli le creature anziché calpestarle
fermati là dove tutto è meraviglia e chiedi al Signore: "fa che contempli in ogni creatura l’opera delle tue mani.
Negli altri, spesso, scorgiamo solo i difetti invece delle cose positive.
La pace si costruisce sulla propria pelle non su quella degli altri.
Accogli ogni persona, ogni bambino come accoglieresti Gesù.
Se hai il coraggio, scendi, non startene a guardare
mentre mi ravvolgo nelle difficoltà
se ti son caro, vieni, da solo sono oscuri tutti i miei perché
se son prezioso, chinati, fammi sentire accolto dal tuo sguardo tenero.
Se sei parola, parlami, non dichiarare inutili le mie banalità.
Se sei vita, riempimi, anima le mie membra di un ideale grande.
Se sei luce, inondami, dai senso al perpetuo vagar della mia mente.
Se sei Dio, rivelati, non puoi restar nascosto alla creatura tua…
(don Ricciotti)
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Spiritualità coniugale
aggiornato al
03/08/2012
Desideravamo da tempo poter aiutare le coppie e le famiglie cristiane in una profonda riflessione sulla spiritualità coniugale, in questo viaggio ci serviremo come traccia del libro di Michel Philippe Laroche, Una sola carne, spiritualità della coppia, ed. Paoline 1987.
Raffaele e Marilena
E’ sempre attuale l’esortazione di Giovanni Paolo II alle famiglie, quando nel documento Familiaris Consortio dice che sono state create per custodire, rivelare e comunicare l’amore, per essere comunità d’amore, devono "diventare ciò che sono!". Per "diventare ciò che sono" la Chiesa viene in aiuto con i sacramenti, fonte di grazia. Non è possibile per una coppia di sposi rimanere unita, non lasciarsi prendere dallo scoramento per i tanti problemi che la vita quotidiana presenta senza un ricorso frequente alla preghiera, all’eucaristia al sacramento della riconciliazione. Il matrimonio non è solo opera dell’uomo esso risponde al progetto eterno di Dio, "che oltrepassa le mutevoli condizioni dei tempi e perdura immutato attraverso le vicende della storia. Con l’istituzione del matrimonio uno e indissolubile Dio ha voluto rendere l’uomo partecipe delle sue prerogative più alte, che sono il suo amore per gli uomini e la sua facoltà creatrice. Per questo esso ha una trascendente relazione con Dio, in quanto da lui viene e a lui è ordinato. La famiglia è vero, si fonda e vive nella sua fase iniziale sulla terra, ma è destinata a ricomporsi in Cielo."
E’ bello pensare dopo questa breve premessa, che la coppia di sposi può vivere la propria vita come ogni altra esperienza spirituale: il matrimonio diventa una via "mistica" non dissimile da quella del monachesimo, anche se con leggi proprie.
Pregare insieme
Con il matrimonio gli sposi si donano in modo esclusivo l’uno all’altro, indissolubile, ci si aiuta a vicenda per santificarsi attraverso la vita coniugale, con la grazia di Cristo. Il vero amore ti porta a vedere sul volto dell’altro l’icona di Cristo e imparare ad amarlo "come se stesso". Come mettere in atto la grazia del sacramento del matrimonio? Con la preghiera! Solo con essa è possibile incamminarsi per diventare "una sola carne" (Gn 2,24). Solo quando si prega insieme, Cristo si fa presente "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20). E insieme a Lui è possibile non lasciarsi vincere dalle tentazioni.
Quando pregare? La sera è il momento più indicato, prima di coricarsi, tenersi per ritornare all’unità dopo una giornata gravata da problemi che spesso rende sfuocato il proprio rapporto d’amore. E’ l’occasione per chiedere perdono, per riconciliarsi, per lodare Dio per le meraviglie che ha compiuto in questo giorno per noi, per i figli, per i familiari, amici,… Non lasciamo che la tentazione allontani questo meraviglioso momento coniugale da noi. Cerchiamo di essere fedeli a questo impegno, i frutti si vedranno presto! Che bello la mattina prima di andare a lavorare potersi fermare in quell’angolo di preghiera realizzato in casa, quasi come rifugio, contempliamo le icone leggiamo un brano della sacra Scrittura che ci accompagnerà per tutta la giornata. Invocando la protezione della sacra Famiglia di Nazaret presentiamo a Dio ogni opera che andremo nel suo nome a realizzare: "Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini".(Col 3,23). Pregare insieme è un comandamento per gli sposi. Occasione di preghiera è durante una passeggiata contemplando la creazione insieme o durante un viaggio in auto. Ma il vero luogo rimane la propria casa presso l’angolo riservato alle icone sante. Come cementante unisce sempre più la propria relazione d’amore in un’unità carismatica.
Ancora, ogni domenica, giorno del Signore insieme ci si nutre del Corpo e Sangue di nostro Signore, Cristo steso rafforza la propria unione sacramentale. L’eucaristia comune della domenica è essenziale alla vita spirituale della coppia. Assumendo Cristo, gli sposi ricevono forza per amarsi, perdonarsi l’un l’altro. Dopo aver ricevuto la santa comunione, è bene raccogliersi nel silenzio, pregando il Signore con la consapevolezza che Egli è dentro di loro così da essere guidati non più dal pensiero del mondo ma da Cristo: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me". (1 Cor 10,4)
L'amore coniugale
Qual è il vero amore? La verità dell'amore è resa nascosta dal mondo che l'ha svuotato del vero significato, confondendo l'uomo e la donna che pur vogliono condividere un progetto di vita. Alla passione egocentrica bisogna rispondere con la donazione totale all'altro, accoglienza profonda, ascolto del bisogno, condivisione, com-passione, complicità nel progetto comune di vita,... Se è vero che il primo momento è governato dall'innamoramento, questo sentimento forte deve poi maturare nell'agapé -amore divino che solo rende l'uomo e la donna una 'carne sola' (Gn 2,24). Ma chi iscrive il vero significato di amore nel nostro cuore è lo Spirito che il Signore effonde, donando il cuore nuovo e rendendo l'uomo e la donna capaci di amarsi così profondamente, come Cristo ci ha amati.
In una famosa pagina questo amore che è l'unico a rendere complici i coniugi nel progetto di Dio è così descritto da Tertulliano: "Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l'offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre ratifica?... Quale giogo quello di due fedeli uniti in un'unica speranza, in un'unica osservanza, in una unica servitù! Sono tutt'e due fratelli e tutt'e due servono insieme; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo spirito".
L'uomo e la donna uniti in matrimonio possono approfondire tale unione se fanno posto a Cristo Gesù, solo Lui può dare vera unità. Vivere l'esperienza matrimoniale come itinerario di fede permanente porta a realizzare il comandamento dell'amore: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato... Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli". Tale percorso porta non solo a scoprire nuove dimensioni dell'amore umano ma, traboccando dai propri cuori ripieni, tocca contagiando chi vive accanto: si apre alla missione attraverso la testimonianza. Si dà credibilità al sacramento del matrimonio perché è vissuto in prima persona, non sono parole ma fatti! Questa è l'esperienza mistica del matrimonio: imparare ad amare come Cristo ci ama. Il dono reciproco degli sposi si realizza nel quotidiano con l'accoglimento delle rinunce con il sacrificare qualcosa di se stessi per riconquistare di volta in volta l'altro. Atteggiamento, questo, reciproco, per cogliere sempre il bene che è presente negli "occhi dell'altro". Agendo in questo modo il proprio amore si modella su quello di Cristo che "ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore".
Continua…
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E' asceso il buon Pastore
alla destra del Padre
veglia il piccolo gregge
con Maria nel cenacolo
Dagli splendori eterni
scende il crisma profetico
che consacra gli apostoli
araldi del Vangelo.
Vieni, o divino Spirito,
con i tuoi santi doni
e rendi i nostri cuori
tempio della tua gloria.
O luce di sapienza,
rivelaci il mistero
del Dio trino ed unico,
fonte d'eterno amore. Amen
Vieni Spirito Santo
"Sei tu benedetto Cristo nostro Dio che hai reso sapienti i
pescatori inviando loro lo Spirito Santo; per mezzo di loro hai preso nelle reti
il mondo intero. O amico degli uomini, gloria a Te!"
Aiutaci ad essere 'Testimoni di Cristo risorto luce e speranza del
mondo' Illuminati dalla luce della risurrezione siamo invitati a
diventare testimoni della luce per quanti sono intorno a noi, in
famiglia, nella comunità nella Chiesa e nel mondo. Siamo chiamati a vivere in
pienezza il nostro tempo cercando di essere piccole scintille di luce nel buio
delle nostre città. Non importa quanto grande sia la fiamma: provate ad
accendere una piccola candela in una stanza buia e ve ne renderete conto.
Insieme, nel nostro essere comunità, "famiglia di famiglie" possiamo essere
segno di resurrezione. Non a caso Gesù ha detto " dove due o tre sono riuniti
nel mio nome io sono in mezzo a loro". Dobbiamo riscoprire la bellezza della
vocazione matrimoniale , rivalutare il sacramento che abbiamo ricevuto e, con la
nostra testimonianza, far "innamorare" le giovani coppie del progetto che Dio ha
sul matrimonio. Non possiamo convertire il mondo a "martellate", ma sedurlo
mostrando senza timore la bellezza delle famiglie che hanno scelto Cristo come
Signore della loro casa. I beati Luigi e Maria Beltrame ponevano l’accento sull’importanza
di riscoprire un dinamismo sempre nuovo che ci consenta di poter guardare la
vita dai "tetti in su". Tenendo lo sguardo fisso su Cristo risorto possiamo
accettare senza paura tutte le sfide che la società ci pone approfondendo le
tematiche più attuali e rileggendole alla luce del Magistero.
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La Comunità Famiglia Piccola Chiesa propone un itinerario di fede permanente a tutte quelle coppie di sposi che vogliono nella loro vita quotidiana fare esperienza del Vangelo per una crescita spirituale della coppia e della famiglia.
I gruppi famiglia della comunità si incontrano ogni due settimane nel giorno e nell’ora stabiliti all’interno delle piccole comunità familiari parrocchiali. Le riunioni, della durata di circa un'ora e mezza, sono così strutturate:
-accoglienza
-preghiera secondo lo schema comunitario
-catechesi (in cui si propone: la riscoperta del sacramento del matrimonio, la vocazione e missione degli sposi, fede professata, fede celebrata e pregata, fede vissuta, i documenti del magistero, lettura e meditazione della Sacra Scrittura, lettura commentata dei Padri della Chiesa)
- riflessione e meditazione.
-conclusioni e propositi fino all'incontro successivo.
E’ prevista la presenza della baby sitter.
Anche quest’anno, negli incontri di spiritualità per la coppia e la famiglia, continueremo a ripercorrere la storia della salvezza attraverso la lectio della Sacra Pagina: Lettere di San Paolo.
Cureremo la preghiera individuale, di coppia, famigliare e Comunitaria, l’ascolto della Parola e la Santa Eucarestia. Particolare attenzione sarà posta all’Adorazione Eucaristica che si terrà ogni primo mercoledì del mese presso il Centro Eucaristico San Domenico per lodare, ringraziare il Signore e per intercedere per i bisogni delle famiglie.
Ogni aderente alla Comunità
Si impegna verso esigenze precise che nascono dal "patto" di fedeltà verso il Signore:
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preghiera individuale, di coppia, in famiglia e comunitaria |
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Adorazione comunitaria presso il Centro Eucaristico di S. Domenico, il primo mercoledì del mese |
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Celebrazione Eucaristica, ogni quarto mercoledì del mese, la comunità si incontra insieme a tutte le famiglie che lo desiderano presso la Parrocchia alle ore 20.00. |
Inoltre si impegna nella
-Scelta di una guida spirituale
-Partecipazione ai sacramenti della riconciliazione e dell'Eucarestia con frequenza
-Vivere il servizio in un ambito particolare quello della Pastorale Familiare.
I componenti del Consiglio della Comunità inoltre si incontra ogni seconda domenica del mese per la programmazione mensile.
Per ulteriori informazioni inviare una
e-mail: ceceraffaele@alice.it